Hotel House
Urban Tracks #28 | 2018

Reportage monografico eseguito per la rivista Urban Tracks

URBAN TRACKS #28 | 2018
Hotel House di Porto Recanati, da albergo di lusso a residenza multietnica.

Riconversione urbana e persistenza nel paesaggio di uno dei puù inquietanti manufatti residenziali della riviera adriatica


L’Hotel House di Porto Recanati, se non fosse drammaticamente presente, con tutto il suo evidente carico di complessità sociale agli abitanti di Porto Recanati, potrebbe essere considerato un complesso e multietnico “laboratorio sociale”. In realtà, il luogo è diventato dimora, in diverse fasi storiche, delle ondate migratorie che hanno interessato gran parte della riviera adriatica. In quesot luogo, dimenticato da tutti, tranne che dall’incuria e dal lavorio del tempo, convivono, anche se un censimento ufficiale è probabilmente, in funzione dei periodi turistici, da 1.700 a 2.500 persone di almeno oltre 30 etnie. “Una città nella città”, come viene descritta da più di un abitante di Porto Recanati.
Le caratteristiche salienti di questo luogo sono essenzialmente due, importanti per diverse ragioni: gli enormi problemi di sicurezza (spaccio, prostituzione, scoperta di una stamperia clandestina per le banconote false, solo per citare gli esempi più eclatanti) e la persistenza allo sguardo, ovunque esso si volga, della struttura. La si scorge dall’A14, da qualunque punto della città e perfino dal mare, dove dista, in linea d’aria, poche centinaia di metri.


Il naufragio del sogno, deliberato o incauto, di costruire con quest’opera un punto di riferimento per migliaia di turisti, preferibilmente della “middle class”, si accompagna alla cogente realtà di un topos urbano fra i più complessi da definire, e interpretare – anche in termini di risposte emergenziali derivanti dallo stato di abbandono delle strutture e degli impianti – dell’intero Adriatico.
Monolite urbano e monito di scelte insediative che, per molteplici ragioni, hanno finito per essere sfregiate dalla storia contemporanea del nostro paese.
Per arrivare all’Hotel House occorre percorrere una strada che, ad un certo punto, diviene totalmente senza uscita. Impensabile, a meno di non correre precisi rischi, scattare immagini che entrino in una dimensione più reportagistica del tema. Eppure, nonostante i vincoli derivanti dal contesto (all’ingresso dell’edificio erano posizionate delle “vedette” che, al nostro arrivo, hanno allertato il quartiere con precise segnalazioni sonore), queste immagini cercano di descrivere l’habitat urbano in cui questa entità di color rosso/arancio dilavato dal tempo, si inserisce. Con una peculiarità, fra le tante narrabili, che è quella di far comprendere, in termini di percezione del paesaggio, quale sia la persistenza e l’impatto che questo luogo, dal fascino un po’sinistro, esercita sull’intero passaggio. Un “corpus” urbano che nessuno più, di Porto Recanti, vorrebbe, ma che, con serena rassegnazione, accetta, al pari di un’imperfezione estetica del viso, anche se, sono in molti a pensarlo, “la resa dei conti”, prima o poi, dovrà necessariamente giungere…

Luca Chistè / Urban Tracks / ©


URBAN TRACKS # 28 | L’articolo della rivista, così come impaginato


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