La Valle del Vanoi
2017-2018

La Valle del Vanoi
immagini di un paesaggio in trasformazione | 2017 - 2018

Grazie alla sua posizione geografica, protetta dai grandi flussi turistici afferenti alcuni territori turistici contigui (Fiera di Primiero e San Martino di Castrozza da un lato, le montagne del Tesino dall’altro), la Valle del Vanoi si rivela, ad una lettura attenta e meditata, un territorio caratterizzato da uno straordinaria ricchezza di paesaggi, rimasti sorprendentemente autentici e primitivi, che si sovrappongono ad una concreta genuinità del vivere, scandito da ritmi lenti e rispettosi dell’ambiente, da parte di coloro che la abitano.
La ricerca fotografica, condotta con riprese durate oltre sei mesi e con diverse condizioni meteo, è costituita dalla raccolta di oltre 2.000 di scatti e di circa 50 vedute paesaggistiche eseguite con camere analogiche panoramiche in grande formato.
L’indagine propone una serie d’itinerari visivi sui principali luoghi del Vanoi, il cui ambito spaziale e geografico - oggetto delle riprese - si estende dal Lago di Calaita, fino a Caoria e che comprende, oltre a Canal San Bovo, tutte le frazioni valligiane (Ronco Cainari, Prade, Zortea, Cicona, ecc..) e alcune malghe, fra cui quella di Fossernica e del Lozen.
Le immagini descrivono un habitat che, seppur connotato in termini antropici dalle grandi opere viarie, realizzate per favorire il collegamento del Vanoi al Primiero e, tramite il Passo Broccon, al Tesino, è denso di incantevoli paesaggi naturalistici, in gran parte rimasti selvaggi, che si estendono dalle catene del Lagorai e fino al cuore delle Dolomiti, con le magnifiche viste sulle Pale di San Martino, che si offrono, in tutta la loro struggente bellezza, ai visitatori che giungono fino al Lago di Calaita.
Il Vanoi, come spesso accade per altri luoghi del turismo di montagna, sconta una specifica peculiarità e cioè quelle di “dilatarsi” durante i mesi estivi e di vivere, per converso, una dimensione sobria e raccolta durante il rimanente periodo dell’anno, con una presenza umana per lo più circoscritta alle sole popolazioni autoctone.
In relazione a tale variabilità insediativa, le immagini cercano di cogliere le dimensioni di queste dinamiche, lasciando ampio spazio ad una lettura particolarmente attenta agli aspetti del territorio antropico ed al tema dell’identità socio/culturale che, sistematicamente, si sovrappongono all’esuberanza della natura e che connotano, in maniera molto precisa, tutto l’areale geografico del Vanoi.

Il progetto espositivo è stato proposto a Palazzo Roccabruna di Trento nel 2017, nell’ambito della Borsa Internazionale del Turismo Montano, e presso l’Ecomuseo del Vanoi nel 2018. L’esposizione del 2018 è stata accompagnata dalla realizzazione di un workshop fotografico.
La rassegna si compone di oltre 40 immagini fineart in bianco/nero, di cui 6 in grande formato panoramico (60x160cm) e 38 in formato 40x60cm.
Le immagini sono state stampate personalmente dall’autore e sono eseguite con tecnica fineart su carta Canson Baryta da 315 gr/mq.

Estratto dal testo in catalogo
a cura di Alessandro Franceschini

Lo sguardo sul paesaggio

Sono raccolte in questa sezione immagini fotografiche che descrivono il paesaggio nelle sue componenti naturali (prati, boschi, rocce) e nelle sue strutture antropiche (strade, viadotti, insediamenti). Il fotografo focalizza l’obiettivo sul rapporto tra le diverse parti del territorio, in particolare quello che possiamo definire come l’”attacco al cielo”. È proprio il margine delle montagne e il dialogo che esso instaura con la volta celeste – con le sue nuvole dalle mille gradazioni di grigio – a caratterizzare queste inquadrature di Luca Chistè, rese drammatiche dall’uso del bianco e nero.

La dimensione antropica

Sono la “pelle” dell’architettura, il suo rapporto tra interno ed esterno, le dinamiche tra spazio aperto e spazio costruito degli spazi antropici a rappresentare il focus di questa sezione fotografica. In esse il fotografo, con lo stile che lo caratterizza, è alla ricerca di inquadrature inusuali, dove il colloquio con il paesaggio circostante si mostra in inattese prospettive, lontane dagli stereotipi dell’immagine che solitamente veicola il gusto estetico-turistico di questo territorio.

Il territorio come funzione ludica collettiva

Territorio e turismo: a fianco alle immagini classiche del Vanoi, presenti nell’immaginario collettivo di gran parte dei frequentatori di queste località, in questa parte dell’indagine il fotografo coglie turisti e avventori di questo territorio nella loro dimensione ludica. Appaiono così chiari i rapporti che si vanno a creare tra paesaggio e fruizione turistica, soprattutto nelle sue dimensioni contradditorie. Ne emerge una dimensione trasognata del territorio, non priva di venature oniriche, capace di collocare il Vanoi in uno spazio sovra-geografico, inciso dentro le singole memorie dei villeggianti.

Identità e memoria

La lenta azione del tempo sulle opere dell’uomo e, contemporaneamente, il lavoro paziente di quest’ultimo sul territorio naturale che egli abita, sono al centro degli scatti contenuti in questa sezione. Tempo e lavoro umano, destino ineluttabile e progetto esistenziale si intrecciano in un unico scenario paesaggistico, caratterizzato da ampi spazi incisi dai raggi solari e lunghe ombre incuneate nell’architettura rurale. In filigrana degli scatti, è possibile leggere l’ineluttabilità delle azioni umane sulla natura e, allo stesso tempo, l’ingiusto, necessario, improbo sforzo di emancipazione dallo stato di natura che l’uomo costantemente attiva attraverso il suo lavoro.

Volti e figure, attese e silenzi

In quest’ultima sezione sono raccolti i volti e le figure delle persone che abitano il paesaggio del Vanoi. Si tratta di scatti rubati alla quotidianità delle genti che vivono questi luoghi, in una sequenza esperienziale che appare collocata in una dimensione a-storica, in una quotidianità ciclica, fatta di attese e silenzio, di lavoro e fatica. È un quadro abitato da una popolazione senza tempo, quello che emerge in queste sequenze fotografiche di Chistè, arrivata nella modernità ma con le radici ancora saldamente ancorate nella tradizione secolare di questi luoghi.


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