FOTOGRAFIA IN GRANDE FORMATO

LARGE FORMAT (LF) PHOTOGRAPHY

Apparentemente dismessa, ma in realtà sempre attraversata da nuovi fermenti e revival legati all’impiego delle attrezzature e dei materiali, la fotografia analogica ha sempre accompagnato, fin qui, il percorso di sviluppo tecnologico condotto dalla fotografia digitale. Una modalità di costruzione delle immagini, quella digitale, che, come acutamente dicono i francesi, è sostanzialmente “photographie numerique”, tenuto conto che, alla fine, seppure con le necessarie cautele e le dovute complessità tecnologiche, le “informazioni” della fotografia digitale sono comunque riconducibili a sequenze numeriche, peraltro di ordine finito.

Anche il passaggio delle competenze richieste per assolvere con successo la gestione dei due processi (apparentemente simili nei fini, ma oggettivamente diversi nei mezzi), ha influito notevolmente per ridisegnare la percezione del “fotografo”, il cui status, nell’immaginario collettivo, è declinato da “fotografo-chimico-artigiano” a “fotografo-informatico”.

In questo quadro, a prescindere dalla vorticosa proliferazione della fotografia “social” che rende ormai bulimica e iper-attiva la produzione di immagini, dentro la quale tutto si consuma e nulla rimane, molte persone non hanno mai perso di vista l’idea di continuare a produrre immagini con camere a pellicola. Non per vezzo o snobistica diversità o quant’altro possa essere loro “rimproverato”, quanto piuttosto (nei casi più frequenti) per quel senso di “integrazione”, psicologica e affettiva, con un mondo che, nella dimensione della “lentezza” operativa, trova un suo fondante paradigma. Scattare con camere a pellicola, soprattutto con certe attrezzature, richiede di dedicare all’azione fotografica molto tempo. Un tempo che non è solamente di tipo operativo, ma che diviene, nel caso della fotografia in grande formato, anche concettuale, assumendo, per il fotografo, un preciso ambito mentale.

Sposando per un istante la prospettiva metodologica di Ansel Adams (celebre paesaggista americano, teorizzatore del Sistema Zonale – San Francisco, 20 febbraio 1902 | Carmel-by-the-Sea, 22 aprile 1984) legata al concetto di “pre-visualizzazione”, il fotografo che opera con camere in grande formato organizza i contenuti della propria immagine molto prima dello scatto, in uno spazio mentale che è strettamente correlato a quello del vetro smerigliato e al conseguente angolo di campo che, una determinata lunghezza focale, gli consentirà di inquadrare.

Talvolta, è bene precisarlo, questo accade anche per altri tipi di fotografia, ma la lentezza operativa collegata all’impiego di una camera a corpi mobili (banco ottico o folding che sia) presuppone una sequenza di lavoro molto precisa, basata sull’impiego di specifiche attrezzature (cavalletto, panno di messa a fuoco, lente di ingrandimento per la focheggiatura di precisione, flessibile, chassis port-pellicola, esposimetro, ecc..) il cui allestimento richiede, sempre, un tempo di gestione decisamente prolungato.

Grazie a questa condizione, nella quale l’allestimento del mezzo di ripresa è esso stesso il prodotto di un certo processo, il tempo previsto per studiare il campo visivo e, di conseguenza, il soggetto, si avvale del principio di “pre-visualizzazione”, grazie al quale il fotografo sa già quale sarà la porzione di campo inquadrato nel fotogramma, la disposizione prospettica degli elementi, la loro relazione chiaroscurale e, nel caso della fotografia b/w, utilizzando il Sistema Zonale per l’esposizione, avrà chiara contezza di quali luminanze cadranno in determinate Zone previste dalle ombre, dalle luci e dai toni medi. Lavorando esclusivamente in manuale ed impiegando, per il controllo della profondità di campo la regola di Theodor Scheimpflug (Vienna, 7 ottobre 1865 – Mödling, 22 agosto 1911), il fotografo “grande formatista”, anche grazie all’elevata qualità ottica degli obiettivi e alla risoluzione del materiale sensibile, avrà la possibilità di ottenere immagini con splendide estensioni tonali o cromatiche e, se non voluto diversamente grazie all’impiego dei corpi mobili, una nitidezza assoluta e un’estesissima profondità di campo.

Anche trasformando il materiale argentico – tramite un processo di digitalizzazione – in file digitale, il vantaggio di partire da una pellicola piana di 4x5” (10x12cm ca.) o 8x10” (18x24 cm ca.), offre alle successive attività di post-produzione e stampa una matrice di straordinaria ricchezza qualitativa e quantitativa, come dimostrano i dati tecnici che, a titolo di esempio, sono restituiti nella tabella.

In sintesi, grazie ad un ritrovato entusiasmo che da più parti si manifesta nella fotografia analogica, anche con la gradita richiesta di organizzare specifiche serate tematiche, i fotografi più appassionati potrebbero utilmente sperimentare la fotografia in Grande Formato (LF – Large Format in inglese) per ritornare a quella sana “pulizia della mente” (per dirla con il fotografo roveretano Paolo Aldi, appassionato di riprese con camere a foro stenopeico) o ad una “Zen-fotografia” (definizione dell’estensore di questo articolo) che ci allontani, almeno un po’, dalla frenetica produzione di “immagini di massa”, sempre più uguali fra loro e ormai quasi indissolubilmente legate ad una flusso quantitativo anziché qualitativo delle informazioni.





CONFRONTO FRA LE DIMENSIONI DI STAMPA OTTENIBILI - SENZA RICAMPIONAMENTO - DA DUE CAMERE
CON SENSORE FULL-FRAME E PELLICOLE ANALOGICHE A DIVERSE RISOLUZIONE DI DIGITALIZZAZIONE
CAMERA/NOTE TIPOLOGIA PIXEL (L1 - L2) cm DI STAMPA A 300 ppi MPIXEL
NIKON D-810  SENSORE FULL FRAME 7.360  4.912  62,31 41,59  36,15 
SONY A7R-III SENSORE FULL FRAME 7.952  5.304  67,33  44,91  42,18 
2.400 ppi acquisiz. NEGATIVO 4X5” 9.600  12.000  81,28  101,6  115,2 
3.200 ppi acquisiz. 12.800  16.000  108,37 135,47  204,8 
2.400 ppi acquisiz. NEGATIVO 8x10” 19.200  24.000 162,56  203,2  460,8 
3.200 ppi acquisiz. 25.600  32.000  216,75 270,93  819,2 
2.400 ppi acquisiz. NEGATIVO 6X9cm 5.669  8.504  48  72  48,21 
3.200 ppi acquisiz. 7.559  11.339  64  96  85,71 

La tabella evidenzia due camere (una reflex ed una mirrorless) dotate di sensore full-frame (costo del solo corpo: ca. € 1.500/1.600 per Nikon D810 | € 2.500,00 per Sony A7R-III) raffrontate a file digitali ottenuti da una digitalizzazione, mediante scanner, alla risoluzione di 2.400 e 3.200 ppi per film di Grande e Medio Formato (LF > 4x5”/8x10” | MF > 6x9cm). Si osservi che il costo di uno “starter kit” a banco ottico, sul mercato dell’usato, in condizioni A++, è pari a circa € 1.100/1.500, in funzione del corpo e dell’ottica con cui si intende iniziare a fotografare (solitamente, per il 4x5”, un 150mm).





Una serie di scatti tratti da negativi eseguiti con camere a banco ottico 4x5” | ph. Luca Chistè © |